
Nome: Manuela Mazzi
... che cosa faccio?
FOTO SERVIZI, REPORTAGE, GESTIONE ARCHIVIO ICONOGRAFICO
Sono una giornalista locarnese. Oltre alla scrittura, due sono le cose che mi appassionano maggiormente: i viaggi (sacco in spalla) e la fotografia (interesse che si sta trasformando in lavoro). L'avventura e il desiderio di immortalarla sono rispettivamente una condizione e un sentimento che cerco di inseguire e appagare da che la mia memoria riesce a ricordare. Tant'è che ho eletto da tempo, quale filosofia di vita, concetti come la curiosità , il desiderio di conoscenza, la comprensione e la volontà di immortalare il mondo che ci circonda, cosÏ com'è.
Da qualche anno mi occupo di diverse attivitĂ , dalla stesura di contributi redazionali ai servizi fotografici. Pur essendo agli esordi nel settore fotografico, posso vantare la collaborazione con periodici specializzati nella salvaguardia dei beni architettonici e della natura, ma anche con settimanali e quotidiani.
Ecco di seguito le attivitĂ che prediligo...
REPORTAGE E GIORNALISMO: assumo incarichi per reportage generici, di attualitĂ , ma non prettamente di cronaca dell'ultimo minuto; realizzo direttamente servizi fotografici, e redigo (su richiesta) testi per giornali, riviste, bollettini o altro. Quando viene apprezzato sono anche felice di essere propositiva, suggerendo articoli e approfondimenti.
ARCHIVIO ICONOGRAFICO: dispongo di un archivio fotografico che copre in particolare la regione ticinese, ma anche alcune zone d'Italia, del nord Europa e dei continenti extraeuropei (Asia, Nord e Sud-America e Oceania). Inoltre mi sto organizzando per creare una serie di scatti tematici (turismo, rifiuti, inquinamento, anziani, bambini, casse malati, disoccupazione, tramonti e albe, notturne, eccâŚ). Purtroppo però non sono ancora cosĂŹ all'avanguardia da poter vantare un archivio digitale on-line, anche se, di fatto, è proprio questo il mio prossimo obiettivo.
photomama@ticino.com
Tutto
il contenuto
di questo blog
è protetto
da copyright.
visitato *loading* volte

È un periodo molto intenso di attività di vario genere, insomma: sono incasinata e sommersa dal lavoro. Mi dispiace quindi di non aver più aggiornato i miei blog. Ma vi assicuro che spesso entro a farmi il mio bel giretto. Presto spero di poter aggiornare con qualcosa di più sostanzioso. Nel frattempo auguro già a tutti voi una
BUONA PASQUA
(l'immagine l'ho presa da internet)
Questo libro potete acquistarlo su 
Devo confessare che ho sempre avuto un debole per gli indiani d’America. E soprattutto per la loro cultura, sebbene personalmente non conosca nulla più di quanto non rientri già nell’immaginario collettivo. Sarò quindi un po’ di parte, anche perché devo dire che il libro di Giorgio Faletti ha rafforzato ancora di più l’affetto che già nutrivo istintivamente per la fierezza dei progenitori di una popolazione ormai civilizzata. Purtroppo non ho letto i primi due libri del giallista italiano, in quanto mi sono stati sconsigliati da una cara amica che – pur avendoli trovati straordinari, conoscendo la mia eccessiva sensibilità e la mia suggestionabilità – li ha giudicati troppo cruenti. Detto ciò posso finalmente dire che il romanzo “Fuori da un evidente destino” mi è piaciuto. Sì. Mi è piaciuto per la caratterizzazione dei personaggi, per le descrizioni dei paesaggi, per le simpatiche similitudini con cui il brillante Faletti sa giocare. Ma mi è piaciuto soprattutto per quel senso di “giustizia fatta” che si respira in particolare quando inizia a dipanarsi il mistero. Una giustizia al di sopra della volontà umana, lasciata a un potere più universale, quello della natura e quello della fede in un’energia superiore, che a molti piace chiamare destino. Quella di Faletti è un’opera letteraria di genere, che definirei positiva. Anche la tragedia più brutale, nella mente del lettore, assume un ruolo fondamentale, quasi un’entità che prende per mano la giustizia e la accompagna a fare il suo corso: nel bene e nel male.
Grazie ancora a Matteo Airaghi, caporedattore di Ticino7

per l'opportunità che continua a darmi di collaborare con il settimanale ticinese. Questo che segue, oltre la copertina, è un servizio sui Villaggi dei bambini SOS, con un reportage dal Pakistan... prima del mio articolo però tengo a segnalare il fondo di Matteo Airaghi, senza il quale non sarebbe completo.


I villaggi della solidarietà
Editoriale di Matteo Airaghi
Nel 1949 il Terzo Mondo era in Europa. Alle incommensurabili devastazioni fisiche e morali provocate dal secondo conflitto mondiale si aggiungeva il drammatico stato di squallore e di miseria in cui versavano centinaia di migliaia di orfani e di bambini abbandonati, per i quali sembrava non esistere un futuro. Fu allora che un giovanotto austriaco di nome Hermann Gmeiner (orfano a sua volta) posò, nella cittadina tirolese di Imst, la prima pietra del primo villaggio di bambini SOS: da quelle piccole unità famigliari, fondate sulla solidarietà e sulla pace, nasceva la missione della più grande opera privata in favore dell’infanzia a livello mondiale. L’idea originaria di accoglienza, fondata sull’offerta ai bambini di una casa, di una famiglia e di un villaggio, fece scaturire un modello internazionale applicabile dappertutto che oggi si distingue per il suo impegno e per lo straordinario contributo, nelle regioni più martoriate del pianeta, alla lotta contro la sofferenza dei più deboli. Dal 1963 quando si ottennero i fondi necessari per costruire il primo villaggio SOS extraeuropeo (in Corea) la rete umana globale lasciata in eredità da Hermann Gmeiner si è diffusa a macchia d’olio ovunque ce ne fosse bisogno, tanto che ormai l’organizzazione SOS Villaggi dei Bambini opera in ben 132 nazioni, aiutando quasi 60.000 bambini, con 1765 forme di assistenza tra villaggi (sono ormai 444 e un’altra ventina stanno per essere inaugurati), case dei giovani, scuole materne, scuole SOS, programmi di emergenza, centri professionali, sociali e medici. Quattro semplici principi di fondo animano ogni attività legata ai Villaggi SOS: il bambino ha bisogno di una mamma, cresce meglio nel suo ambiente d’origine, se circondato da fratelli e sorelle, ha diritto ad una casa con le sue regole e la sua quotidianità e ad inserirsi in una comunità come quella del Villaggio. La mamma, la famiglia e la comunità sono dunque i tratti distintivi del progetto di sviluppo di questa organizzazione non governativa che si caratterizza per la sua indipendenza, interconfessionalità e apoliticità e per l’assoluto rispetto delle diverse religioni e culture dei luoghi in cui si trova di volta in volta ad intervenire. Un bell’esempio ci viene illustrato questa settimana nel reportage che trovate alle pagine Panorama, incentrato sulle attività dei Villaggi dei Bambini SOS in Pakistan e sulla presenza di un Gruppo della Svizzera italiana degli Amici svizzeri di questa nobile forma di sostegno allo sviluppo. Solo qualche settimana fa ci siamo occupati dell’importanza e della difficile applicazione della Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia: l’esperienza dei Villaggi dei Bambini SOS in questi decenni ci dimostra come assicurando, ovunque nel mondo, a piccoli senza speranza un futuro fatto di accoglienza, di calore umano, di istruzione, di solidarietà e di pace si comincia a costruire un domani migliore per tutta l’umanità.


SOS per i bambini del mondo
di Manuela Mazzi
Amici svizzeri dei villaggi di bambini SOS: ovvero una fondazione di sostegno umanitario per un ampio progetto globale, nel rispetto della più tradizionale vocazione solidale rossocrociata.
Lo scopo della fondazione, infatti, è quello di raccogliere fondi per offrire una nuova vita agli orfani del terzo mondo, finanziando, costruendo e mantenendo villaggi di bambini SOS in Africa, in Asia, nell’America latina e in Europa. Mentre in Svizzera? In Svizzera, di fatto, non esistono villaggi di bambini SOS, in quanto fortunatamente abbiamo uno Stato che si prende cura dei piccoli senza famiglia.
Ebbene da sette anni, grazie alla forte volontà e all’impegno continuo della fondatrice e attuale coordinatrice locale, Evelyn Heusser Ghidinelli, supportata da un altrettanto impegnato comitato di 8 membri, agli Amici svizzeri dei Villaggi di bambini SOS si è aggiunto anche il Gruppo della Svizzera italiana, che ha sede a Balerna. Esso ha lo scopo principale di promuovere l’attività degli Amici svizzeri dei villaggi di bambini SOS in Ticino e nei Grigioni di lingua italiana. Inoltre anch’essa s’impegna a raccogliere fondi che serviranno ad aiutare l’ente nazionale a finanziare nuove strutture o mantenere quelle già esistenti.
A tal proposito va sottolineato che l’organizzazione generale degli Amici svizzeri dei villaggi di bambini SOS, proprio in questi ultimi anni, è considerevolmente migliorata sotto il punto di vista del contenimento delle spese di gestione. Ciò è stato possibile in particolare grazie alla nuova direttrice dell’organizzazione Amici svizzeri dei villaggi di bambini SOS, Christine Leimgruber, in carica da poco più di due anni, che ha voluto dare un orientamento ancor più mirato allo sviluppo degli ideali filantropici legati ai principi di base stabiliti dalla onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità pubblica). E questo per cercare di destinare cifre il più possibile vicino al 100 percento dei fondi raccolti. Una “manovra commerciale” che ha già permesso alla onlus di diminuire gli investimenti gestionali: negli ultimi due anni è stata infatti registrata una media del 25 percento di spese, mentre tre anni or sono il tasso sfiorava il 30 percento. Ciò ha permesso quindi di destinare un 5 % in più dei fondi donati. Inoltre, da due anni e mezzo – ovvero da quando la fondazione è stata ricertificata dalla Zewo, fondazione che attesta la qualità delle onlus – non vengono più proposte adozioni a distanza di singoli, bensì “solo” padrinati per villaggi o per progetti di costruzione, in quanto «i bambini – come ha tenuto sottolineare Leimgruber – non sono merce d’attrazione pubblicitaria».
Tutto ciò mette in risalto aspetti come il rispetto per i sacrifici dei donatori e la sensibilità verso la dignità dei bambini.
Oggi come ci ha spiegato la disponibile e attiva coordinatrice del gruppo ticinese, Evelyn Heusser Ghidinelli: «L’organizzazione centrale SOS-Kinderdorf International è orgogliosa di poter affermare di donare un nuovo focolare a circa 60mila bambini e giovani suddivisi in 470 villaggi SOS (di cui 26 sono in costruzione), che si trovano in 132 nazioni e comprendono 354 case per la gioventù; 261 asili; 190 scuole Hermann-Gmeiner; 115 centri di formazione professionale; 359 centri sociali; 56 centri medici e 20 programmi di aiuto urgenti».
Principi e obiettivi
I principi, gli obiettivi, e i metodi adottati dall’organizzazione internazionale di SOS Villaggi di Bambini – attiva dal 1949 con sede a Innsbruck (Austria) si basano su quattro pilastri fondamentali per garantire un’infanzia felice: il diritto di avere una mamma SOS (una persona che si occupa dei bimbi 24 ore su 24, debitamente istruita, che installa con loro una relazione di fiducia e dà loro amore, sicurezza e stabilità); il diritto di avere fratelli e sorelle (se consanguinei non vengono mai separati), che rafforzano il valore di una famiglia; il diritto di avere un focolare, una casa con le sue regole e con la sua quotidianità; e il diritto di vivere in un villaggio, una comunità attiva. Gli obiettivi sono abbastanza ovvi: formare membri della futura società che siano in grado di essere autosufficienti, meglio ancora se attivamente impegnati nello sviluppo del proprio paese. Il tutto attraverso un ambiente accogliente, che aiuti i piccoli a sviluppare appieno la loro potenzialità, integrandoli in una società “normale”.
In pratica ogni villaggio realizzato sotto l’egida dell’associazione comprende in media una decina di case, e di conseguenza altrettante famiglie composte a loro volta da una decina di membri: una “mamma” e 8-10 “figli adottati”. Ogni nucleo famigliare si gestisce autonomamente secondo la sensibilità e le indicazioni della madre, che viene stipendiata con un fisso più una sorta di assegno famigliare per figli pro capite. In altre parole a ogni bambino orfano che arriva in un Villaggio di bambini SOS si apre un nuovo futuro fatto d’amore, di istruzione, di attenzioni, di vita sociale, di nuovi sogni da realizzare e di una nuova vita da vivere.
Un esempio concreto
Durante un viaggio organizzato dall’associazione abbiamo avuto modo di osservare quanto viene fatto in concreto a Rawalpindi in Pakistan, dove – tra l’altro – un paio di anni fa un devastante terremoto provocò in totale circa 75mila morti.
Il centro di Rawalpindi rappresenta il più grande complesso di Villaggi di Bambini SOS del paese ed è un modello concreto e ammirevole dell’impegno dell’organizzazione. Esso annovera, oltre il riparo di emergenza per gli orfani provenienti dalla zona terremotata, l’istituto tecnico e meccanico, un ostello della gioventù, che al momento della visita ospitava 80 ragazzi, di cui 30 provenienti da Muzaffarabad, il villaggio dei bambini SOS (ovvero le abitazioni delle famiglie affidatarie), la scuola di Hermann Gmeiner, una clinica dentale e il centro medico.
Negli istituti tecnici viene insegnato elettronica e meccanica. Ogni corso dura 6 mesi e ospita 160 ragazzi, pertanto ogni anno vengono istruiti ben 320 giovani di età compresa fra i 14 e i 20 anni. Si tengono dal lunedì al sabato: 4 ore per due turni al giorno. Curioso è apprendere che ogni lezione al mattino inizia con 45 minuti di ginnastica. Pur essendo parte integrante del villaggio dei bambini SOS questi istituti operano in maniera indipendente. Tant'è che il corso è aperto a tutti, quindi sia agli adolescenti orfani ospitati da SOS, sia ai giovani provenienti dal paese. Tuttavia, in questo caso, vengono incassati 750 rupie per allievo (ovvero pari a circa 15 franchi e 75 centesimi). Sta di fatto, comunque, che si trattano pur sempre di scuole "non-profit". Costruite otto anni or sono, esse rappresentano una vera e propria miniera d’oro per la nuova generazione della capitale, che ha così la possibilità di investire sul proprio futuro. Anche perché fino a quest’anno non esistevano altre scuole simili in tutto il Pakistan. Da otto anni a questa parte, a conti fatti, i due istituti sono riusciti a formare 2’240 ragazzi che - tornati nel loro quartiere, o paese, hanno potuto trovare facilmente lavoro.
Mentre le ragazze? A tal proposito va anzitutto premiato il coraggio dell’ingegnere Rashid Chaidhsy, che risulta essere per il paese decisamente progressista: in qualità di “preside” degli istituti tecnici sta, infatti, cercando di convincere le ragazze a partecipare ai suoi corsi, anche se ammette di avere incontrato finora diverse resistenze. In ogni caso, in Pakistan, a differenza dei ragazzi, le “signorine” rimangono in casa fino a quando non convoleranno a nozze. Ebbene, da che il centro di Rawalpindi è diventato popolare e sinonimo di “buona qualità” - per quanto concerne ovviamente la cultura, l’educazione e la rispettabilità -, non di rado, anzi, capita che singoli pretendenti si rivolgano all’associazione per trovare moglie. Ovviamente solo i “corteggiatori” più accreditati e di buona famiglia potranno “aggiudicarsi” una dama del centro...
Ma il vero fiore all’occhiello di questi centri è tuttavia il complesso lavoro che ruota attorno ai piccoli orfani di fatto o sociali: occhioni sgranati, sorrisi spontanei, ma anche timidi sguardi e tristi smorfie. Sono tanti i bambini che abbiamo incontrato nelle diverse aule durante una delle loro quotidiane lezioni, ma anche all’interno delle case famigliari dove i più piccoli vivono con le loro madri putative. Tra i più vivaci… chi si metteva in posa, chi voleva aggiudicarsi uno scatto attirando l’attenzione, chi si ammucchiava per non rimanere escluso dall’inquadratura dell’apparecchio fotografico, mentre i compagni più introversi scrutavano senza scomporsi, assistendo passivamente ma con attenzione a quanto stava accadendo attorno a loro. Noi, spettatori estranei di una quotidianità promettente, loro impegnati a diventare grandi...
Impressioni di un’esperienza vissuta sul posto che non possono sostituirsi ai dati più concreti. Statisticamente parlando (e i numeri forniscono sempre un immediato quadro della situazione), infatti, si può dire che solo a Rawalpindi vi sono 18 famiglie che danno amore e sostegno a 163 piccoli orfani, mentre 237 sono gli allievi della scuola Gmeiner.
Come contribuire?
Al fine di perseguire i propri obiettivi, il Gruppo della Svizzera italiana, coordinato da Evelyn Heusser Ghidinelli, organizza diverse manifestazioni: dalle bancarelle alle giornate sportive, dalle cene agli spettacoli e ai concerti di beneficenza, dalle sagre alle visite dei villaggi, e altro ancora. Per l’aspetto pratico di questi eventi la fondazione si avvale di volontari esterni, che sono sempre i benaccolti.
Tuttavia è anche possibile contribuire direttamente: basterà effettuare il proprio versamento sul conto corrente postale numero 30-31935-2, intestato agli “Amici svizzeri dei Villaggi di Bambini SOS”, Hessstrasse 27°, 3097 Liebefeld. Chi volesse maggior informazioni in merito può invece contattare il Gruppo Svizzera italiana di SOS Villaggi di Bambini, Via San Gottardo 102, Casella postale 145, 6828 Balerna oppure consultare i siti internet seguenti: http://www.sos-kinderdorf.ch/ www.sosvillaggidibambini.ch oppure telefonare allo 091 683 01 51 .
In realtà, dovrebbe bastare il titolo del libro - «Il “caso” Cicciapetarda» - per far intuire il contenuto dello spassoso romanzo, che ha segnato l’esordio dell’ingegner Fabrizio Altieri, in veste di scrittore. Ma la “bambola scorreggiona” – perché questo è Cicciapetarda – è più che altro il pretesto che permette all’autore di proporre una panoramica simpatica e un po’ grottesca del nostro mondo. Simpatica e grottesca, perché l’autore mette in risalto alcune assurdità della società moderna con asserzioni stravaganti, quasi a sdrammatizzare momenti a volte persino drammatici, creando paradossi esilaranti con quel pizzico di humor toscano che arricchisce il testo con buffe metafore. Il “caso scandaloso”, e le sue conseguenze, della messa sul mercato della bambola “diseducativa”, almeno per alcuni personaggi del libro, permettono all’autore di dare un consiglio chiaro e schietto a tutti i lettori: “Suvvia: è ora di smetterla di prenderci troppo sul serio!!!” Il romanzo, edito dalla Società Editrice Fiorentina, si legge come un lungo racconto leggero. Dalla scrittura asciutta, lineare e diretta, è alla portata di tutti coloro che amano ancora trovare nella lettura un momento spensierato da trascorrere con il sorriso sulle labbra e, perché no, magari desidera trovare degli spunti per riuscire a vivere in chiave ironica alcuni momenti della vita un po’ meno segnati dalla fortuna. Fabrizio Altieri – simpatico e coinvolgente personaggio incontrato in un paio di occasioni durante altrettante fiere letterarie -, nel frattempo, ha pubblicato un nuovo libro. Uscito sempre per le edizioni della Società editrice Fiorentina si tratta di una raccolta di 8 racconti che trattano con ironia altrettanti temi importanti (la bellezza, la giustizia, l’imprevisto ecc). Il titolo del nuovo libro di Altieri è «Maremma safari e altri sogni»... che lascia ben sperare almeno in una sana risata da strappare alla quotidianità.
A Natale
|
Ciao. Mentre facevo un giro ho visto che IBS ha messo in vendita il mio "Un gigolo in doppiopetto" a prezzo scontato: immagino che l'offerta non durerà a lungo!
| Titolo | Un gigolo in doppiopetto | |
| Autore | Mazzi Manuela | |
| Prezzo Sconto 20% |
€ 9,60 (Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 2,40) Prezzi in altre valute |
|
| Dati | 2007, 160 p., brossura | |
| Editore | Photo Ma.Ma. | |
Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo |
||

Inoltre mi occupo di divulgare in Ticino i libri scritti da me, e non si sa mai, un giorno forse potrò avere abbastanza "muscoli" per promuovere anche altre opere, favorendo in particolare gli esordienti. Nel frattempo ecco i titoli in divulgazione.
A metà maggio 2005 è uscito il mio primissimo libro intitolato "L'angelo apprendista".
"Un inguaribile pensiero positivo diffuso fa da cornice
a un romanzo che, con leggerezza ma allo stesso tempo con grandi temi universali, trova la chiave per stendere riflessioni sulla vita, la morte, lâeternitĂ e gli angeli
tra realtĂ e magia", (dalla recensione di Chiara Marra).
Pubblicato dalle Edizioni Progetto Cultura di Roma, si tratta di un lungo racconto Fantasy / New Age. Un romanzo caratterizzato dallâesplorazione di mondi ultraterreni e dallâavventura dettata da prove inverosimili da superare, che nel giro di poche settimane ha esaurito due ristampe (ora è in vendita la terza ristampa).
ISBN: 88-89243-31-7
Chi desidera
acquistare il libro
"L'angelo apprendista"
- dalla Svizzera - è invitato
a scaricare
il seguente formulario:
oppure a prendere contatto
direttamente con me
via e-mail: fuori
quindi dalla blogosfera!
Grazie.
E-mail:
angeloapprendista@tiomail.ch
uncaffeakathmandu@tiomail.ch
Dall'Italia:
In vendita da metĂ maggio 2006 anche il libro intitolato âUn caffè a Kathmanduâ, uscito nella collana "Un libro in aiuto" per le edizioni Progetto Cultura 2003, Roma e giĂ descritto come âun viaggio nel viaggioâ dallâattivista fiorentino, Sauro Somigli, che ne ha curato la prefazione. Di fatto, si tratta di un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi. Un libro a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietĂ : il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarĂ devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini.
ISBN: 88-89243-95-3
Per la Svizzera:
Per l'Italia:
A inizio aprile 2007 è uscito il mio terzo libro intitolato "Un gigolo in doppiopetto".
La confessione-denuncia di un giovane gigolo ticinese
al servizio di donne attempate della societĂ bene lombarda, comasca e ticinese in una storia vera.
Dalla recensione di Salvatore Feo su TicinoOnLine: "In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese.
Agenzie che reclutano giovanotti e ragazze. Festini a base di cocaina e sesso in ville ticinesi. Coinvolti avvocati, medici e politici. Ă il mondo di "Un gigolo in doppiopetto" il libro denuncia che mette in luce uno sconosciuto sottobosco ticinese".
ISBN: 978-88-902810-0-6
Chi desidera
acquistare il libro
"Un gigolo in doppiopetto"
- dalla Svizzera - è invitato
a scaricare
il seguente formulario:
oppure a prendere contatto
direttamente con me
via e-mail: fuori
quindi dalla blogosfera!
Grazie.
E-mail:
ss@tiomail.ch
photomamaedition@hotmail.com
Dall'Italia:
oggi
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
settembre 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
marzo 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
gennaio 2005
AAA - ** MANUELA MAZZI, sito
AAA - ** UN GIGOLO IN DOPPIOPETTO
AAA - L'ANGELO APPRENDISTA
AAA - Libri Oltre La Trama
AAA - MA.MA. IOBLOGGO
AAA - UN CAFFĂ A KATHMANDU
Alessandro Maiucchi
Elio del Biaggio
Foto a caso
Il rumore del mare
Karate - Bushi No Te
Omero 74
Storia di ieri, oggi e domani
UN LIBRO DA LEGGERE
Viaggi in viaggio
Volo obliquo
autore adami alessio
autore andrea fazioli
autore baricco alessandro
autore brown dan
autore cosentino domenico
autore dellagnola daniele
autore elisabetta bilei
autore giorgio faletti
autore girola rita
autore giusi durso
autore lili e nilla six
autore luigi pirandello
autore manzoni alessandro
autore marghetti monica
autore mazzi manuela
autore vassere stefano
autori milani marco
concorso fotografico
diversi
foto calendario 2005
foto diverse
foto matrimoni
foto reportage
inchiesta
libri angeli e demoni
libri angelo apprendista
libri chi muore si rivede
libri i promessi sposi
libri il caso cicciapetarda
libri il codice da vinci
libri la neve blu
libri oceano mare
libri passò la pagina di un quo
libri rocco pieno di cuore e tel
libri sognando e dintorni
libri un caffè a kathmandu
libri un gigolo in doppiopetto
libri uno nessuno e centomila
libro casa hĂrlimann
libro il bene tolto
libro mondo fico
photo mama edition
recensioni
reportage