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Fotografie sparse, ma non solo

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Blogger: MaMaphoto
Nome: Manuela Mazzi

... che cosa faccio?

FOTO SERVIZI, REPORTAGE, GESTIONE ARCHIVIO ICONOGRAFICO

Sono una giornalista locarnese. Oltre alla scrittura, due sono le cose che mi appassionano maggiormente: i viaggi (sacco in spalla) e la fotografia (interesse che si sta trasformando in lavoro). L'avventura e il desiderio di immortalarla sono rispettivamente una condizione e un sentimento che cerco di inseguire e appagare da che la mia memoria riesce a ricordare. Tant'è che ho eletto da tempo, quale filosofia di vita, concetti come la curiosità, il desiderio di conoscenza, la comprensione e la volontà di immortalare il mondo che ci circonda, cosÏ com'è. Da qualche anno mi occupo di diverse attività, dalla stesura di contributi redazionali ai servizi fotografici. Pur essendo agli esordi nel settore fotografico, posso vantare la collaborazione con periodici specializzati nella salvaguardia dei beni architettonici e della natura, ma anche con settimanali e quotidiani.

Ecco di seguito le attivitĂ  che prediligo...

REPORTAGE E GIORNALISMO: assumo incarichi per reportage generici, di attualitĂ , ma non prettamente di cronaca dell'ultimo minuto; realizzo direttamente servizi fotografici, e redigo (su richiesta) testi per giornali, riviste, bollettini o altro. Quando viene apprezzato sono anche felice di essere propositiva, suggerendo articoli e approfondimenti.

ARCHIVIO ICONOGRAFICO: dispongo di un archivio fotografico che copre in particolare la regione ticinese, ma anche alcune zone d'Italia, del nord Europa e dei continenti extraeuropei (Asia, Nord e Sud-America e Oceania). Inoltre mi sto organizzando per creare una serie di scatti tematici (turismo, rifiuti, inquinamento, anziani, bambini, casse malati, disoccupazione, tramonti e albe, notturne, ecc…). Purtroppo però non sono ancora così all'avanguardia da poter vantare un archivio digitale on-line, anche se, di fatto, è proprio questo il mio prossimo obiettivo.

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giovedĂŹ, 03 aprile 2008
Meglio per tutti dare la colpa a me (di Domenico Cosentino)

 Questo libro potete acquistarlo su

Fa della auto-censura una palla di carta igienica, usata e accartocciata, da lanciare verso la spazzatura come fosse un cestello di pallacanestro: ovviamente, senza mai imbroccarlo. Stiamo parlando di Domenico Cosentino, che dalla sua a volte tormentosa e a volte lussuriosa mente di scrittore underground, è nato il suo primo vero libro d’esordio, dopo due saggi che ci aveva già regalato; due pubblicazioni di cui si sente ancora l’olezzo nell’aria.
Nelle sue poesie, raccolte in “Meglio per tutti dare la colpa a me”, edito dalla GrausEditore, l’evacuazione diventa quasi una metafora religiosa per scaricare i peccati di uomo impuro nel corpo e nel pensiero, non per colpa sua, ma grazie alla società, che ricorda molto gli anni degli “incubi coprofagi” di Pasolini. Oltre a confermare però il continuo richiamo allo stile Bukowskiano, che permane il fil rouge dell’opera di Nico, in questo libretto intenso di sensazioni si trova anche il profumo delle “debolezze” sessuali del Marchese de Sade, in modo certamente più marcato di quanto non tracimi dai suoi due precedenti scritti.
L’unico neo di questa azzeccata pubblicazione è una nota di nostalgia, che avrà certamente colpito tutti coloro che si stavano abituando alla rude atmosfera creata dai libretti autoprodotti da Nico: Come unica amica un bottiglia sotto le ascelle e in Alone like a dog. Una nostalgia sincera dovuta alla mancanza di quelle pagine un po’ ruvide, dove il nastro di inchiostro dell’antica Olivetti degli anni Trenta impregnava i testi di nero e povertà. È questo l’unico neo di “Meglio per tutti dare la colpa a me”. Per il resto, va letto da chiunque desideri farsi un tuffo nell’era della letteratura degli anni Settanta, respirando però l’attualità di un incubo divenuto realtà ai giorni nostri...

Postato da: mmazzi a 20:14 | link | commenti |
autore cosentino domenico

domenica, 16 marzo 2008
Scusate l'assenteismo

È un periodo molto intenso di attività di vario genere, insomma: sono incasinata e sommersa dal lavoro. Mi dispiace quindi di non aver più aggiornato i miei blog. Ma vi assicuro che spesso entro a farmi il mio bel giretto. Presto spero di poter aggiornare con qualcosa di più sostanzioso. Nel frattempo auguro già a tutti voi una

BUONA PASQUA

(l'immagine l'ho presa da internet)

Postato da: mmazzi a 10:03 | link | commenti (2) |
diversi

mercoledĂŹ, 13 febbraio 2008
Fuori da un evidente destino (di Giorgio Faletti)

Questo libro potete acquistarlo su

Devo confessare che ho sempre avuto un debole per gli indiani d’America. E soprattutto per la loro cultura, sebbene personalmente non conosca nulla più di quanto non rientri già nell’immaginario collettivo. Sarò quindi un po’ di parte, anche perché devo dire che il libro di Giorgio Faletti ha rafforzato ancora di più l’affetto che già nutrivo istintivamente per la fierezza dei progenitori di una popolazione ormai civilizzata. Purtroppo non ho letto i primi due libri del giallista italiano, in quanto mi sono stati sconsigliati da una cara amica che – pur avendoli trovati straordinari, conoscendo la mia eccessiva sensibilità e la mia suggestionabilità – li ha giudicati troppo cruenti. Detto ciò posso finalmente dire che il romanzo “Fuori da un evidente destino” mi è piaciuto. Sì. Mi è piaciuto per la caratterizzazione dei personaggi, per le descrizioni dei paesaggi, per le simpatiche similitudini con cui il brillante Faletti sa giocare. Ma mi è piaciuto soprattutto per quel senso di “giustizia fatta” che si respira in particolare quando inizia a dipanarsi il mistero. Una giustizia al di sopra della volontà umana, lasciata a un potere più universale, quello della natura e quello della fede in un’energia superiore, che a molti piace chiamare destino. Quella di Faletti è un’opera letteraria di genere, che definirei positiva. Anche la tragedia più brutale, nella mente del lettore, assume un ruolo fondamentale, quasi un’entità che prende per mano la giustizia e la accompagna a fare il suo corso: nel bene e nel male.

Postato da: mmazzi a 19:23 | link | commenti (2) |
autore giorgio faletti

domenica, 16 dicembre 2007
SOS per i bambini del mondo

Grazie ancora a Matteo Airaghi, caporedattore di Ticino7


per l'opportunità che continua a darmi di collaborare con il settimanale ticinese. Questo che segue, oltre la copertina, è un servizio sui Villaggi dei bambini SOS, con un reportage dal Pakistan... prima del mio articolo però tengo a segnalare il fondo di Matteo Airaghi, senza il quale non sarebbe completo.

 

I villaggi della solidarietà

Editoriale di Matteo Airaghi

Nel 1949 il Terzo Mondo era in Europa. Alle incommensurabili devastazioni fisiche e morali provocate dal secondo conflitto mondiale si aggiungeva il drammatico stato di squallore e di miseria in cui versavano centinaia di migliaia di orfani e di bambini abbandonati, per i quali sembrava non esistere un futuro. Fu allora che un giovanotto austriaco di nome Hermann Gmeiner (orfano a sua volta) posò, nella cittadina tirolese di Imst, la prima pietra del primo villaggio di bambini SOS: da quelle piccole unità famigliari, fondate sulla solidarietà e sulla pace, nasceva la missione della più grande opera privata in favore dell’infanzia a livello mondiale. L’idea originaria di accoglienza, fondata sull’offerta ai bambini di una casa, di una famiglia e di un villaggio, fece scaturire un modello internazionale applicabile dappertutto che oggi si distingue per il suo impegno e per lo straordinario contributo, nelle regioni più martoriate del pianeta, alla lotta contro la sofferenza dei più deboli. Dal 1963 quando si ottennero i fondi necessari per costruire il primo villaggio SOS extraeuropeo (in Corea) la rete umana globale lasciata in eredità da Hermann Gmeiner si è diffusa a macchia d’olio ovunque ce ne fosse bisogno, tanto che ormai l’organizzazione SOS Villaggi dei Bambini opera in ben 132 nazioni, aiutando quasi 60.000 bambini, con 1765 forme di assistenza tra villaggi (sono ormai 444 e un’altra ventina stanno per essere inaugurati), case dei giovani, scuole materne, scuole SOS, programmi di emergenza, centri professionali, sociali e medici. Quattro semplici principi di fondo animano ogni attività legata ai Villaggi SOS: il bambino ha bisogno di una mamma, cresce meglio nel suo ambiente d’origine, se circondato da fratelli e sorelle, ha diritto ad una casa con le sue regole e la sua quotidianità e ad inserirsi in una comunità come quella del Villaggio. La mamma, la famiglia e la comunità sono dunque i tratti distintivi del progetto di sviluppo di questa organizzazione non governativa che si caratterizza per la sua indipendenza, interconfessionalità e apoliticità e per l’assoluto rispetto delle diverse religioni e culture dei luoghi in cui si trova di volta in volta ad intervenire. Un bell’esempio ci viene illustrato questa settimana nel reportage che trovate alle pagine Panorama, incentrato sulle attività dei Villaggi dei Bambini SOS in Pakistan e sulla presenza di un Gruppo della Svizzera italiana degli Amici svizzeri di questa nobile forma di sostegno allo sviluppo. Solo qualche settimana fa ci siamo occupati dell’importanza e della difficile applicazione della Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia: l’esperienza dei Villaggi dei Bambini SOS in questi decenni ci dimostra come assicurando, ovunque nel mondo, a piccoli senza speranza un futuro fatto di accoglienza, di calore umano, di istruzione, di solidarietà e di pace si comincia a costruire un domani migliore per tutta l’umanità.

 

SOS per i bambini del mondo

di Manuela Mazzi

 

Amici svizzeri dei villaggi di bambini SOS: ovvero una fondazione di sostegno umanitario per un ampio progetto globale, nel rispetto della più tradizionale vocazione solidale rossocrociata.

Lo scopo della fondazione, infatti, è quello di raccogliere fondi per offrire una nuova vita agli orfani del terzo mondo, finanziando, costruendo e mantenendo villaggi di bambini SOS in Africa, in Asia, nell’America latina e in Europa. Mentre in Svizzera? In Svizzera, di fatto, non esistono villaggi di bambini SOS, in quanto fortunatamente abbiamo uno Stato che si prende cura dei piccoli senza famiglia.

Ebbene da sette anni, grazie alla forte volontà e all’impegno continuo della fondatrice e attuale coordinatrice locale, Evelyn Heusser Ghidinelli, supportata da un altrettanto impegnato comitato di 8 membri, agli Amici svizzeri dei Villaggi di bambini SOS si è aggiunto anche il Gruppo della Svizzera italiana, che ha sede a Balerna. Esso ha lo scopo principale di promuovere l’attività degli Amici svizzeri dei villaggi di bambini SOS in Ticino e nei Grigioni di lingua italiana. Inoltre anch’essa s’impegna a raccogliere fondi che serviranno ad aiutare l’ente nazionale a finanziare nuove strutture o mantenere quelle già esistenti.

A tal proposito va sottolineato che l’organizzazione generale degli Amici svizzeri dei villaggi di bambini SOS, proprio in questi ultimi anni, è considerevolmente migliorata sotto il punto di vista del contenimento delle spese di gestione. Ciò è stato possibile in particolare grazie alla nuova direttrice dell’organizzazione Amici svizzeri dei villaggi di bambini SOS, Christine Leimgruber, in carica da poco più di due anni, che ha voluto dare un orientamento ancor più mirato allo sviluppo degli ideali filantropici legati ai principi di base stabiliti dalla onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità pubblica). E questo per cercare di destinare cifre il più possibile vicino al 100 percento dei fondi raccolti. Una “manovra commerciale” che ha già permesso alla onlus di diminuire gli investimenti gestionali: negli ultimi due anni è stata infatti registrata una media del 25 percento di spese, mentre tre anni or sono il tasso sfiorava il 30 percento. Ciò ha permesso quindi di destinare un 5 % in più dei fondi donati. Inoltre, da due anni e mezzo – ovvero da quando la fondazione è stata ricertificata dalla Zewo, fondazione che attesta la qualità delle onlus – non vengono più proposte adozioni a distanza di singoli, bensì “solo” padrinati per villaggi o per progetti di costruzione, in quanto «i bambini – come ha tenuto sottolineare Leimgruber – non sono merce d’attrazione pubblicitaria».

Tutto ciò mette in risalto aspetti come il rispetto per i sacrifici dei donatori e la sensibilità verso la dignità dei bambini.

Oggi come ci ha spiegato la disponibile e attiva coordinatrice del gruppo ticinese, Evelyn Heusser Ghidinelli: «L’organizzazione centrale SOS-Kinderdorf International è orgogliosa di poter affermare di donare un nuovo focolare a circa 60mila bambini e giovani suddivisi in 470 villaggi SOS (di cui 26 sono in costruzione), che si trovano in 132 nazioni e comprendono 354 case per la gioventù; 261 asili; 190 scuole Hermann-Gmeiner; 115 centri di formazione professionale; 359 centri sociali; 56 centri medici e 20 programmi di aiuto urgenti».

 

Principi e obiettivi

I principi, gli obiettivi, e i metodi adottati dall’organizzazione internazionale di SOS Villaggi di Bambini – attiva dal 1949 con sede a Innsbruck (Austria) si basano su quattro pilastri fondamentali per garantire un’infanzia felice: il diritto di avere una mamma SOS (una persona che si occupa dei bimbi 24 ore su 24, debitamente istruita, che installa con loro una relazione di fiducia e dà loro amore, sicurezza e stabilità); il diritto di avere fratelli e sorelle (se consanguinei non vengono mai separati), che rafforzano il valore di una famiglia; il diritto di avere un focolare, una casa con le sue regole e con la sua quotidianità; e il diritto di vivere in un villaggio, una comunità attiva. Gli obiettivi sono abbastanza ovvi: formare membri della futura società che siano in grado di essere autosufficienti, meglio ancora se attivamente impegnati nello sviluppo del proprio paese. Il tutto attraverso un ambiente accogliente, che aiuti i piccoli a sviluppare appieno la loro potenzialità, integrandoli in una società “normale”.

In pratica ogni villaggio realizzato sotto l’egida dell’associazione comprende in media una decina di case, e di conseguenza altrettante famiglie composte a loro volta da una decina di membri: una “mamma” e 8-10 “figli adottati”. Ogni nucleo famigliare si gestisce autonomamente secondo la sensibilità e le indicazioni della madre, che viene stipendiata con un fisso più una sorta di assegno famigliare per figli pro capite. In altre parole a ogni bambino orfano che arriva in un Villaggio di bambini SOS si apre un nuovo futuro fatto d’amore, di istruzione, di attenzioni, di vita sociale, di nuovi sogni da realizzare e di una nuova vita da vivere.

  

Un esempio concreto

 

Durante un viaggio organizzato dall’associazione abbiamo avuto modo di osservare quanto viene fatto in concreto a Rawalpindi in Pakistan, dove – tra l’altro – un paio di anni fa un devastante terremoto provocò in totale circa 75mila morti.

Il centro di Rawalpindi rappresenta il più grande complesso di Villaggi di Bambini SOS del paese ed è un modello concreto e ammirevole dell’impegno dell’organizzazione. Esso annovera, oltre il riparo di emergenza per gli orfani provenienti dalla zona terremotata, l’istituto tecnico e meccanico, un ostello della gioventù, che al momento della visita ospitava 80 ragazzi, di cui 30 provenienti da Muzaffarabad, il villaggio dei bambini SOS (ovvero le abitazioni delle famiglie affidatarie), la scuola di Hermann Gmeiner, una clinica dentale e il centro medico.

Negli istituti tecnici viene insegnato elettronica e meccanica. Ogni corso dura 6 mesi e ospita 160 ragazzi, pertanto ogni anno vengono istruiti ben 320 giovani di età compresa fra i 14 e i 20 anni. Si tengono dal lunedì al sabato: 4 ore per due turni al giorno. Curioso è apprendere che ogni lezione al mattino inizia con 45 minuti di ginnastica. Pur essendo parte integrante del villaggio dei bambini SOS questi istituti operano in maniera indipendente. Tant'è che il corso è aperto a tutti, quindi sia agli adolescenti orfani ospitati da SOS, sia ai giovani provenienti dal paese. Tuttavia, in questo caso, vengono incassati 750 rupie per allievo (ovvero pari a circa 15 franchi e 75 centesimi). Sta di fatto, comunque, che si trattano pur sempre di scuole "non-profit". Costruite otto anni or sono, esse rappresentano una vera e propria miniera d’oro per la nuova generazione della capitale, che ha così la possibilità di investire sul proprio futuro. Anche perché fino a quest’anno non esistevano altre scuole simili in tutto il Pakistan. Da otto anni a questa parte, a conti fatti, i due istituti sono riusciti a formare 2’240 ragazzi che - tornati nel loro quartiere, o paese, hanno potuto trovare facilmente lavoro.

Mentre le ragazze? A tal proposito va anzitutto premiato il coraggio dell’ingegnere Rashid Chaidhsy, che risulta essere per il paese decisamente progressista: in qualità di “preside” degli istituti tecnici sta, infatti, cercando di convincere le ragazze a partecipare ai suoi corsi, anche se ammette di avere incontrato finora diverse resistenze. In ogni caso, in Pakistan, a differenza dei ragazzi, le “signorine” rimangono in casa fino a quando non convoleranno a nozze. Ebbene, da che il centro di Rawalpindi è diventato popolare e sinonimo di “buona qualità” - per quanto concerne ovviamente la cultura, l’educazione e la rispettabilità -, non di rado, anzi, capita che singoli pretendenti si rivolgano all’associazione per trovare moglie. Ovviamente solo i “corteggiatori” più accreditati e di buona famiglia potranno “aggiudicarsi” una dama del centro...

Ma il vero fiore all’occhiello di questi centri è tuttavia il complesso lavoro che ruota attorno ai piccoli orfani di fatto o sociali: occhioni sgranati, sorrisi spontanei, ma anche timidi sguardi e tristi smorfie. Sono tanti i bambini che abbiamo incontrato nelle diverse aule durante una delle loro quotidiane lezioni, ma anche all’interno delle case famigliari dove i più piccoli vivono con le loro madri putative. Tra i più vivaci… chi si metteva in posa, chi voleva aggiudicarsi uno scatto attirando l’attenzione, chi si ammucchiava per non rimanere escluso dall’inquadratura dell’apparecchio fotografico, mentre i compagni più introversi scrutavano senza scomporsi, assistendo passivamente ma con attenzione a quanto stava accadendo attorno a loro. Noi, spettatori estranei di una quotidianità promettente, loro impegnati a diventare grandi...  

Impressioni di un’esperienza vissuta sul posto che non possono sostituirsi ai dati più concreti. Statisticamente parlando (e i numeri forniscono sempre un immediato quadro della situazione), infatti, si può dire che solo a Rawalpindi vi sono 18 famiglie che danno amore e sostegno a 163 piccoli orfani, mentre 237 sono gli allievi della scuola Gmeiner.

 

Come contribuire?

 

Al fine di perseguire i propri obiettivi, il Gruppo della Svizzera italiana, coordinato da Evelyn Heusser Ghidinelli, organizza diverse manifestazioni: dalle bancarelle alle giornate sportive, dalle cene agli spettacoli e ai concerti di beneficenza, dalle sagre alle visite dei villaggi, e altro ancora. Per l’aspetto pratico di questi eventi la fondazione si avvale di volontari esterni, che sono sempre i benaccolti.

Tuttavia è anche possibile contribuire direttamente: basterà effettuare il proprio versamento sul conto corrente postale numero 30-31935-2, intestato agli “Amici svizzeri dei Villaggi di Bambini SOS”, Hessstrasse 27°, 3097 Liebefeld. Chi volesse maggior informazioni in merito può invece contattare il Gruppo Svizzera italiana di SOS Villaggi di Bambini, Via San Gottardo 102, Casella postale 145, 6828 Balerna oppure consultare i siti internet seguenti: http://www.sos-kinderdorf.ch/ www.sosvillaggidibambini.ch oppure telefonare allo 091 683 01 51 .

Postato da: mmazzi a 09:19 | link | commenti (4) |
reportage, foto reportage

mercoledĂŹ, 14 novembre 2007
Il caso cicciapetarda (di Fabrio Altieri)

Questo libro potete acquistarlo su

In realtà, dovrebbe bastare il titolo del libro - «Il “caso” Cicciapetarda» - per far intuire il contenuto dello spassoso romanzo, che ha segnato l’esordio dell’ingegner Fabrizio Altieri, in veste di scrittore. Ma la “bambola scorreggiona” – perché questo è Cicciapetarda – è più che altro il pretesto che permette all’autore di proporre una panoramica simpatica e un po’ grottesca del nostro mondo. Simpatica e grottesca, perché l’autore mette in risalto alcune assurdità della società moderna con asserzioni stravaganti, quasi a sdrammatizzare momenti a volte persino drammatici, creando paradossi esilaranti con quel pizzico di humor toscano che arricchisce il testo con buffe metafore. Il “caso scandaloso”, e le sue conseguenze, della messa sul mercato della bambola “diseducativa”, almeno per alcuni personaggi del libro, permettono all’autore di dare un consiglio chiaro e schietto a tutti i lettori: “Suvvia: è ora di smetterla di prenderci troppo sul serio!!!” Il romanzo, edito dalla Società Editrice Fiorentina, si legge come un lungo racconto leggero. Dalla scrittura asciutta, lineare e diretta, è alla portata di tutti coloro che amano ancora trovare nella lettura un momento spensierato da trascorrere con il sorriso sulle labbra e, perché no, magari desidera trovare degli spunti per riuscire a vivere in chiave ironica alcuni momenti della vita un po’ meno segnati dalla fortuna. Fabrizio Altieri – simpatico e coinvolgente personaggio incontrato in un paio di occasioni durante altrettante fiere letterarie -, nel frattempo, ha pubblicato un nuovo libro. Uscito sempre per le edizioni della Società editrice Fiorentina si tratta di una raccolta di 8 racconti che trattano con ironia altrettanti temi importanti (la bellezza, la giustizia, l’imprevisto ecc). Il titolo del nuovo libro di Altieri è «Maremma safari e altri sogni»... che lascia ben sperare almeno in una sana risata da strappare alla quotidianità.

Postato da: mmazzi a 20:14 | link | commenti (3) |
libri il caso cicciapetarda

martedĂŹ, 13 novembre 2007
Sconto speciale per i regali di Natale

A Natale
regala e regalati
un libro

Ciao. Mentre facevo un giro ho visto che IBS ha messo in vendita il mio "Un gigolo in doppiopetto" a prezzo scontato: immagino che l'offerta non durerà a lungo!

Un gigolo in doppiopetto Titolo Un gigolo in doppiopetto
Autore Mazzi Manuela
Prezzo
Sconto 20%
€ 9,60
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 2,40)
Prezzi in altre valute
Dati 2007, 160 p., brossura
Editore Photo Ma.Ma.   

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

 

Postato da: mmazzi a 21:12 | link | commenti |
libri un gigolo in doppiopetto



PROMOZIONE EDITORIALE:

Inoltre mi occupo di divulgare in Ticino i libri scritti da me, e non si sa mai, un giorno forse potrò avere abbastanza "muscoli" per promuovere anche altre opere, favorendo in particolare gli esordienti. Nel frattempo ecco i titoli in divulgazione. A metà maggio 2005 è uscito il mio primissimo libro intitolato "L'angelo apprendista". "Un inguaribile pensiero positivo diffuso fa da cornice a un romanzo che, con leggerezza ma allo stesso tempo con grandi temi universali, trova la chiave per stendere riflessioni sulla vita, la morte, l’eternità e gli angeli tra realtà e magia", (dalla recensione di Chiara Marra). Pubblicato dalle Edizioni Progetto Cultura di Roma, si tratta di un lungo racconto Fantasy / New Age. Un romanzo caratterizzato dall’esplorazione di mondi ultraterreni e dall’avventura dettata da prove inverosimili da superare, che nel giro di poche settimane ha esaurito due ristampe (ora è in vendita la terza ristampa).

 

ISBN: 88-89243-31-7

Chi desidera acquistare il libro "L'angelo apprendista" - dalla Svizzera - è invitato a scaricare il seguente formulario:

formulario per Un caffè a Kathmandu

oppure a prendere contatto direttamente con me via e-mail: fuori quindi dalla blogosfera! Grazie. E-mail:
angeloapprendista@tiomail.ch
uncaffeakathmandu@tiomail.ch

Dall'Italia:




In vendita da metà maggio 2006 anche il libro intitolato “Un caffè a Kathmandu”, uscito nella collana "Un libro in aiuto" per le edizioni Progetto Cultura 2003, Roma e già descritto come “un viaggio nel viaggio” dall’attivista fiorentino, Sauro Somigli, che ne ha curato la prefazione. Di fatto, si tratta di un romanzo denuncia che mira a sensibilizzare i lettori sul tema dei bambini di strada nepalesi. Un libro a tinte giallo/rosa. Non solo. Abbinato alla pubblicazione è un progetto di solidarietà: il 50 % del prezzo di copertina di ogni libro venduto sarà devoluto alla Onlus Apeiron con sede a Kathmandu (http://www.apeiron-aid.org/), che opera per difendere i diritti umani minimi di bambini, donne e uomini.

 

ISBN: 88-89243-95-3

Per la Svizzera:

formulario per Un caffè a Kathmandu

Per l'Italia:





A inizio aprile 2007 è uscito il mio terzo libro intitolato "Un gigolo in doppiopetto". La confessione-denuncia di un giovane gigolo ticinese al servizio di donne attempate della società bene lombarda, comasca e ticinese in una storia vera. Dalla recensione di Salvatore Feo su TicinoOnLine: "In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese. Agenzie che reclutano giovanotti e ragazze. Festini a base di cocaina e sesso in ville ticinesi. Coinvolti avvocati, medici e politici. È il mondo di "Un gigolo in doppiopetto" il libro denuncia che mette in luce uno sconosciuto sottobosco ticinese".

 

ISBN: 978-88-902810-0-6

Chi desidera acquistare il libro "Un gigolo in doppiopetto" - dalla Svizzera - è invitato a scaricare il seguente formulario:

formulario per Un caffè a Kathmandu

oppure a prendere contatto direttamente con me via e-mail: fuori quindi dalla blogosfera! Grazie. E-mail:
ss@tiomail.ch
photomamaedition@hotmail.com

Dall'Italia:






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